Roberta Leotti, 28 febbraio 2011, 10:31

Teatro Le Gole di Gerald Thomas al Pleasance Theatre fino al 27 marzo. Presentato in anteprima lo scorso 18 febbraio dalla Londo Dry Opera Co. l’ultimo progetto surrealista di questo sempre molto dicusso autore contemporaneo Per farsi un’idea sul teatro di Gerald Thomas occorre una citare una delle sue collaborazioni eccellenti: Samuel Beckett.

Non sorprendera’ quindi ritrovare una scenografia e testi illogici, espressione lampante del teatro dell’assurdo.

Per l’occasione al centro dello stage fa bella mostra una sorta di banchetto, dove non ci si capacita se i sei commensali siano effettivamente morti o siano anime in purgatorio, in attesa di un giudizio finale.

Questi personaggi vengono serviti da una sorta di maggiordomo (Angus Browm), vero protagonista della pièce, che di fatto si trova a gestire le fila dell’intricato tessuto di esperienze dei convenuti.

La corporatura e le movenze ricordano simpaticamente lo zio Fester della Famiglia Addams, sebbene la versione teatrale sia piu’ macabra, con questi che si cosparge frequentemente il capo di sangue.

A sfondo, una scenografia che tanto ricorda lo scheletro di un edificio dopo un’esplosione (convincenti arrangiamenti scenici di Natasha Pater).

I testi dei dialoghi fanno eco al vissuto di ognuno di loro, e saltano da un personaggio all’altro, di palo in frasca, ma sottilmente legati da una parvenza di realta’ e simbolismo religioso.

Dal banchetto che puo’ ricordare l’ultima cena di Cristo, un’altra scena rimanda alla crocefissione con uno dei commensali (un divertentissimo Kevin Golding) appoggiato ad una struttura metallica dalla stessa forma.

Ai suoi piedi l’attrice Lucy Laing, come una Madonna, gli sistema tutto intorno mazzetti di fiori di plastica. In questo frame, l’onnipresente maggiordomo versa copiosamente vino a destra e a manca, in maniera quasi spasmodica.

In una sorta di logico delirio, finira’ per versarlo tutto intorno, ovunque e direttamente in bocca ad un’attrice, che schifata, urlera’ perche’ trattasi in realtà di sangue.

Mantenendo una formale illogicita’, la performance si conclude con un avvicinamento piu’ tangibile alla realta’ fatto di riferimenti dettagliati ad eventi recenti, tra qui l’attacco delle Torri Gemelle (“9/11?) o con sprezzanti battute di satira politica (tra cui Tony Blair), forse a simboleggiare il desiderio comune tanto dell’uomo, quanto di quelle “presenze”, di ricordare e di voler essere ricordate.



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